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Premesso che il Comitato 1° Maggio ritiene fondamentale la stesura di un documento programmatico che individui priorità e azioni conseguenti. Al primo punto riteniamo di inserire quello che per noi è l’obbiettivo previsto dallo Statuto e cioè il riconoscimento della dignità e dei diritti dei lavoratori non attivi e precari. Il lavoratore che esce dal circuito produttivo per la mobilità è in genere un lavoratore che ha una età compresa fra i 50 e i 55 anni, quindi difficilmente proponibile sul mercato, ha in genere figli ancora allo studio o che cercano lavoro, o che se lavorano sono lavoratori precari. Rifiutiamo nettamente la logica proposta dall’attuale Governo che introduce un lotta generazionale, invitando i figli a “ribellarsi” ai genitori che hanno il posto garantito (infatti si vede!), per conquistarsi a loro volta un posto di lavoro (che non sarà mai più tanto sicuro) e che invita poi i genitori a trovarsi un “lavoretto” in nero (continuando ad alimentare quella zona di precario, di evasione fiscale e contributiva) salvo poi se scoperto a procedere con il braccio pesante della legge che elimina la mobilità, i contributi e quant’altro perché in quel caso la legge e la legge. |
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Mozioni del Comitato 1° Maggio |